Oggi condividiamo con te una storia, anzi un momento intenso, uno di quelli che grazie al tuo sostegno possiamo far vivere anche a chi non è più bimbo da tempo.

La storia inizia con una semplice pentola.

Pensa a uno dei gesti più semplici: cucinare.

È quasi l’ora di pranzo, hai messo sul fornello il sugo per la pasta, impugni uno dei manici della pentola mentre con il mestolo giri il soffritto che sfrigola. Il profumo si sparge per tutta la cucina. Sembra pronto, perciò è il momento di fargli incontrare la passata di pomodoro. In testa passano mille pensieri, nessuno dedicato a ciò che stai facendo, né agli oggetti che hai tra le mani. Eppure, quella semplice pentola ha un grande potere.

Cosa ha di speciale una pentola?

Dipende a chi lo chiedi.

Un cuoco avrebbe molto da dire su quanto sia importante quella giusta. Ma anche una signora ultraottantenne, con un maglioncino celeste, la guarda come fosse un oggetto magico. Perché da tanto non ne vede una: il cibo le appare a pranzo e a cena sul tavolo. È buono, ma non lo ha cucinato lei, e allora sembra diverso. Manca qualcosa. La pentola, ad esempio: prenderla, metterla sul fuoco, riempirla di olio, quanto basta, e poi il soffritto…

I gesti semplici, quotidiani, quelli che sembrano banali ma occupano tempo e spazio, si fanno sentire anche quando diventano automatici. Non per lei: per lei non lo sono più.

A Villa delle Magnolie, alcuni ospiti hanno guardato la pentola incuriositi e nostalgici.

Sì, ma perché abbiamo portato una pentola in una RSA?

Osservando alcuni nostri nuovi amici, ci siamo accorti che, per richiamarli al presente, dovevamo partire da un oggetto del loro passato. Non qualcosa di straordinario: un oggetto semplice, che ha fatto parte della loro vita. E ha funzionato.

Toccare la pentola, afferrarne i manici, ricordare il soffritto — forse persino sentirne il profumo, chissà — e accennare un sorriso. Il sorriso delicato di chi ricorda chi è stato, finalmente, e condivide con noi quel momento.

Così la signora dal maglioncino celeste è tornata, solo per un secondo, ma era lì con noi.

Essere clowndottori in RSA significa legare il presente al passato degli ospiti, soprattutto di chi fa più fatica a esserci. Non sempre serve qualcosa di straordinario, a volte, per far tornare una persona, basta una pentola.

E qualcuno disposto ad aspettarla.