Serena, un nostro volontario, si confessa.

Serena, un nostro volontario, si confessa.

 

Che cosa sarebbe Magicaburla senza i propri volontari? Sono una forza della natura, sempre pronti e disponibili e attenti a tutte le richieste di genitori e bambini. Aiutano l’associazione ad andare avanti e per noi sono una risorsa insostituibile.

Oggi, Serena, una nostra appassionatissima “volontaria del sorriso” ci racconta qualcosa di lei, del suo percorso in Magicaburla e nel mondo del sociale.

Se anche tu vuoi diventare un volontario del sorriso, scopri tutto sul nostro prossimo corso di novembre 

Ecco l’intervista di Serena

Ciao Serena, raccontaci la prima volta che hai sentito parlare di Magicaburla Onlus

Ero in un teatro a Testaccio. A fine spettacolo, il direttore artistico ha presentato alcuni volontari che erano lì quella sera a fare raccolta fondi per l’associazione. Ho dato il mio piccolo contributo e ho avuto il mio primo naso rosso e la brochure MagicaBurla. Solo dopo ho realizzato che quella sera sarebbe stata importante.

Quando hai capito di voler diventare un “volontario del sorriso”?

Se senti di voler donare un po’ di te agli altri, l’occasione giusta ti viene a cercare. È stato così per me. Sono diventata zia di Riccardo, una scossa al mio cuore che improvvisamente è stato capace di un amore incontenibile. Sentivo di avere tanto da dare, chissà, forse un iniziale istinto di maternità, non so, ma  poco importa. Questa inaspettata sorpresa mi ha spinto ad avvicinarmi ai bambini, ho sentito l’esigenza di prendermene cura, con la certezza di voler aiutare chi di loro aveva bisogno d’aiuto, in qualche forma che però non mi era ancora chiara.

Così, tante ricerche, contatti ma niente che mi convincesse.

Chi è stata la prima persona di Magicaburla che hai conosciuto?

Mentre frequentavo un corso di musica ritmico reattiva, ho conosciuto Teresa, un incredibile clowndotoressa: stavano organizzando il corso per Volontari del Sorriso e me ne ha parlato.

Sarà che ne avevo bisogno, sarà la dolcezza e simpatia di Teresa, sarà che era il momento giusto. Ho accettato. Era poco prima di maggio 2016, non sono brava con le date ma questo periodo lo ricorderò per sempre come l’inizio di una vita migliore, la mia.

Come hai affrontato questa nuova esperienza?

Inizialmente con molti timori, in realtà. Già il corso intensivo di 3 giorni mi metteva pensiero, anche se poi quella esperienza si è rivelata indimenticabile, un lavoro su me stessa che ha toccato intimità nascoste.

Io non sono un’attrice, né un improvvisatore, doti artistiche che aiuterebbero l’approccio con i bambini. Però ho capito sul campo, che basta essere se stessi e farsi guidare dalla loro fantasia e spontaneità. Ti ricompensano così tanto che è molto più di quanto tu possa avergli dato. È così ogni volta.

Entro nel reparto pediatrico del Sant’Eugenio, cercando in me una leggerezza che mi aiuti a superare la sofferenza di quel luogo e poi cerco un contatto, quello degli occhi negli occhi. Il più vero, il più autentico. Ce lo insegnano al corso, è un lavoro molto profondo ed emozionante ma non si impara certo in un attimo. Così io ci provo ogni volta, e forse, piano piano, riesco a fare qualcosa in più per i bambini. E poi ci sono gli altri volontari con me e da loro cerco sempre qualche spunto, uno sguardo, un’intuizione. In quei momenti, i volontari sono parte integrante della nostra forza, quella che dobbiamo avere, quella che dobbiamo cercare per essere li. Anche questo ce lo insegnano al corso, un aspetto che sembrerebbe scontato, credete che nella pratica, non lo è. Affatto.

E poi conosci i clowndottori di  MagicaBurla e sei immediatamente orgoglioso di essere con loro, fargli da spalla, supporto e aiuto concreto per permettergli di portare a termine, ogni giorno, la loro missione, spesso nei peggiori reparti pediatrici degli ospedali e nei momenti più tristi che non dovrebbero esistere mai e che qui non  riesco a scrivere.

Perché poi impariamo a vedere le cose da un’altra prospettiva, almeno proviamo a concentrarci su tutto ciò che rappresenta un dono, un attimo di gioia spensierata che alleggerisca il dolore e che, quasi sempre, aiuta a combatterlo anche con un soffio di magia!

Forse un giorno avrò la forza di provare a diventare un clowndottore di  MagicaBurla, chissà, potrei sorprendermi ancora.

Concretamente, come sostieni Magicaburla Onlus?

Mi impegno nelle tante attività che l’Associazione ci offre, sia in prima linea che dietro le quinte, vorrei solo poterci dedicare più tempo. E poi ci sono le nostre attitudini, le nostre passioni che possono pian piano farsi strada e diventare un ambito utile su cui lavorare, in cui poter offrire le nostre competenze e interessi a favore di questa grande squadra magica.

Andando nel pratico non ci sono solo i turni in ospedale, ma anche la raccolta fondi a teatro, oppure gli eventi in città. È tutto molto organizzato e diventa semplice gestire le nostre disponibilità per sostenere di volta in volta l’associazione.

Io lavoro a tempo pieno nel marketing finanziario di una grande azienda di servizi, e prevalentemente sono disponibile nei fine settimana. Cerco di coprire varie attività e quando posso, provo a dare una mano al reparto comunicazione e marketing di Magicaburla che è anche molto divertente.

In breve, cosa rappresenta per te Magicaburla?

Magicaburla è la parte migliore di me, una casa in cui sentirmi un pezzetto, piccolissimo ma importante, di qualcosa di grande di cui andare orgogliosa! È tutto questo e molto di più.

Grazie vita!

Il tuo ricordo più emozionante?

Il primo turno in ospedale. La paura di non farcela, la voglia di essere li, gli occhi rassicuranti dei volontari, la soddisfazione di esserci riuscita, la mia forza che ho sentito a fine turno e il pianto, liberatorio, lontano da tutti, che non dimenticherò mai.

 

Grazie mille Serena.

 

By | 2018-10-09T13:00:56+00:00 ottobre 8th, 2018|News|0 Comments